Glenn Cooper: I figli di Dio

📌 Lecce, 1° luglio 2018

I figli di Dio. Le avventure di Cal Donovan, vol. 3

di: Glenn Cooper


Titolo originale: The Three Virgins

Formato: Kindle (1581 KB)

Pagine: 347

Editore: Casa Editrice Nord (18 giugno 2018)

ASIN: B07CZH8M7L


Data di acquisto: prenotazione del 15 aprile 2018

Letto dal 27 giugno al 1° luglio 2018


Tre vergini. Tre miracoli. Una minaccia.

Manila, Filippine. Nausea, mal di testa, uno svenimento: per sapere di cosa si tratti, Maria, una sedicenne che vive in una baraccopoli, affronta la lunga attesa per essere visitata da un medico volontario. La diagnosi è semplice: Maria è incinta. Ma le circostanze di quella gravidanza sono eccezionali… Maria infatti è ancora vergine.

Gort, Irlanda. Da alcuni giorni, fuori della casa della famiglia Riordan, c'è una fila di persone raccolte in preghiera. Vogliono un'unica cosa: vedere e toccare la giovane Mary, una sedicenne in attesa di un bambino. E vergine.

Lima, Perù. L'arcivescovo della diocesi sudamericana manda un messaggio urgente al Vaticano: uno sperduto villaggio di montagna sta diventando meta di pellegrinaggi, perché si è sparsa la voce che lì viva una sedicenne, vergine, incinta. Il suo nome è María.

Sconcertato, il papa decide di affidare a Cal Donovan il compito d'incontrare le tre vergini per capire se quello che è successo sia un miracolo autentico. E Cal si mette subito in viaggio. Prima parla con la ragazza filippina, poi con quella irlandese. Entrambe sono disorientate e confuse. E hanno un altro punto in comune: qualche tempo prima, mentre tornavano a casa, tutte e due sono state accecate da una luce abbagliante e hanno sentito una voce dire: "Sei stata scelta". Poi Cal vola in Perù, ma non riuscirà a incontrare l'ultima Maria: la ragazza è scomparsa. E, nel giro di poche ore, anche delle altre due vergini si perdono le tracce. Cosa sta succedendo? Chi ha preso le tre ragazze? Mentre il mondo s'interroga sulla loro sorte, Cal intuisce che forze oscure, fuori e dentro il Vaticano, hanno messo in moto un piano per destabilizzare dalle fondamenta il papato di Celestino VI. E lui è l'unico che può sventare la più grande minaccia che incombe sulla Chiesa di Roma dai tempi della riforma protestante…


Le udienze generali del mercoledì erano in genere momenti di gioia per Celestino VI, un modo per sentirsi più vicino al suo immenso gregge in un'atmosfera rilassata, se non addirittura di festa. Quella mattina in particolare si alzò presto, pregò nella cappella di Santa Marta, quindi fece colazione coi suoi collaboratori nella mensa comune. Quando ormai mancava poco all'incontro coi fedeli, Celestino alzò lo sguardo e vide entrare la sua segretaria personale e il cardinal segretario di Stato, entrambi con un'espressione piuttosto abbattuta.

Celestino si scusò coi commensali e andò a occupare, assieme ai due, un tavolo rimasto libero in un angolo. «Che succede? Avete un'espressione che non promette nulla di buono».

Suor Elisabetta posò un fascicolo sul tavolo. «Santo padre, forse sarà necessario cambiare il tema dell'omelia di stamattina».

«E come mai?»

«È per il numero di presenti all'udienza», disse il cardinal da Silva.

«È piuttosto basso».

«Quanto basso?»

Suor Elisabetta si era affacciata a una delle finestre del palazzo apostolico che dava su piazza San Pietro per scattare alcune fotografie col telefonino.

Il papa s'infilò gli occhiali. «Santo cielo!» esclamò. «Quando le hai fatte?»

«Quindici minuti fa».

«Oggi c'è un bel sole, santità», osservò da Silva. «E non fa troppo freddo. Eppure non è venuto quasi nessuno».

Il papa guardò di nuovo le fotografie. In una giornata come quella, in piazza San Pietro avrebbe dovuto esserci un mare di gente: turisti provenienti da decine di Paesi diversi, romani, pellegrini, ecclesiastici arrivati lì da tutta Italia e da ogni angolo d'Europa. Invece il selciato della piazza era semivuoto, e larghe chiazze di sanpietrini erano visibili tra un capannello e l'altro.

Un mese prima, l'udienza papale aveva attirato moltissima gente, ma l'affluenza era andata calando drasticamente di settimana in settimana. E, adesso, quello.

Celestino scorse il testo preparato per l'omelia. «Non l'avete scritto oggi, immagino».

«L'abbiamo preparato in anticipo, in caso fosse servito», rispose Elisabetta.

«Mi sembra un po' forte, non credete? Scomuniche?»

Da Silva assunse un'espressione crucciata. «La Curia è concorde nel ritenere, santo padre, che sia giunto il momento di inasprire un po' i toni, di rispondere al fuoco col fuoco, prima di perdere completamente il controllo della situazione. Oggi è un'occasione imperdibile per dimostrare con quanta veemenza possa reagire la Chiesa».


"L'unico modo per dichiarare veritiere le affermazioni secondo cui un dato evento sarebbe miracoloso è escludere ogni altra spiegazione possibile".

I figli di Dio è la degna conclusione della bella trilogia incentrata sulle avventure di Cal Donovan, insegnate di Storia della religione e di Archeologia ad Harvard che non disdegna affatto una serata a base di sesso e sbronze! Mentre andavo avanti con la lettura del romanzo, inoltre, ho avuto l'impressione  che Glenn Cooper fosse finalmente ritornato ai fasti di un tempo… ai libri de La biblioteca dei morti, tanto per capirci.

Questa volta, il nostro Cal Donovan dovrà venire a capo del mistero più profondo della Cristianità: il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria. Come per i precedenti volumi della trilogia, Donovan entra in scena perché è chiamato in causa dal suo amico, Papa Celestino VI: questa volta c'è bisogno di far luce sulla vicenda di tre ragazzine (poco più che bambine ed abitanti in tre continenti diversi) che, ancora vergini, si ritrovano ad essere in dolce attesa. Ed ovviamente le tre ragazzine si chiamano Maria…

Quello che colpisce di questo romanzo, molto più rispetto ai precedenti libri della trilogia, è l'ottima (per non dire perfetta) descrizione degli ingranaggi che muovono tutto il Vaticano e, di conseguenza, regolano ogni minima decisione del papa. Ingranaggi che, come in ogni stato o nazione che si rispetti, stanno anche alla base dei gruppi di potere, delle alleanze e, logicamente, degli odii. Altra cosa che ha trovato il mio favore è la figura di padre Murphy: allievo di Cal Donovan, in questo libro ottiene molto più spazio che in passato, ne diventa una sua eccellente spalla e, quasi quasi, un coprotagonista a tutti gli effetti.

Viceversa, sono due gli aspetti che mi hanno colpito in negativo. Partiamo dalla conclusione troppo affrettata del romanzo: in un libro di quasi 350 pagine perché concentrare tutta l'azione ed il pathos nelle ultime 40? Punto secondo è la caratterizzazione del protagonista: posso anche capire che Glenn Cooper lo abbia ideato come un super esperto di Storia della religione e di Archeologia (e, quasi per "annacquarne" un po' la figura mitologica lo ha voluto incline al gentil sesso ed all'alcol) ma, mi chiedo, c'era proprio bisogno di farne quasi un clone del Robert Langdon di Dan Brown?